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Lug

Pace fiscale: la cancellazione dei debiti è equa?

La cancellazione delle cartelle di pagamento inferiori a 100 mila euro rischia di far esplodere i conti pubblici: i debiti di molti ricadranno su chi ha già pagato o ha subito un pignoramento da parte dell’agente della riscossione.

Pace fiscaleCon l’ultima proposta del ministro Salvini di cancellare le cartelle di pagamento inferiori a 100 mila euro si apre un capitolo dolente della politica italiana: quello del ricorso a sanatorie e condoni che, in passato, hanno purtroppo caratterizzato la storia del nostro Paese, introducendo la convinzione popolare che, in Italia, “per pagare c’è sempre tempo”.

 

 

Certo, queste manovre politiche – dall’indiscussa finalità popolare – possono anche garantire una boccata di ossigeno a chi non ce la fa a pagare i debiti e potranno pure mettere in circolazione nuovo denaro per rilanciare l’economia (affermazione discutibile in un Paese di risparmiatori come il nostro) ma di certo incentivano tutti gli altri italiani, quelli che sono ligi al proprio dovere, a non rispettare più la legge.

È giusto perdonare il piccolo evasore se c’è chi, nello stesso tempo, ha stretto la cinghia pur di essere in regola, magari ha rinunciato a mandare i figli a un’università lontana, ha dovuto chiudere l’azienda di famiglia o lo studio professionale?

E come la mettiamo con chi, nello stesso tempo, è stato vittima di un pignoramento dell’Agenzia delle Entrate Riscossione e ha perso la casa o il Tfr quando vedrà che il vicino di casa invece ce l’ha fatta senza dover sborsare un euro?

Senza contare che rinunciare al gettito derivante dalle cartelle esattoriali fa necessariamente cadere il costo dell’evasione su quanti invece le tasse le hanno già pagate, che così finiranno – di fatto – per pagarle due volte. Insomma, la cosiddetta pace fiscale non può certamente considerarsi frutto di un fisco equo.

Pace fiscale

Il «chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto» ci sembra un principio che può essere sposato solo in periodi di guerra, quando è necessario ricostruire. Ma questo Paese ha, in questo momento, bisogno di dare innanzitutto il buon esempio a tutti.

Alcune questioni poi non tornano. Salvini dice di cancellare le cartelle sotto 100 mila euro per tutelare i poveri lavoratori che non ce la fanno a respirare. Ma se un imprenditore ha evaso centinaia di migliaia di euro allo Stato, ricevendo però puntualmente, ogni anno, due o tre cartelle al di sotto di 100 mila euro, sarà trattato allo stesso modo anche se la somma di queste è enorme?

Cosa conta: l’entità del debito complessivo o della singola cartella? In quest’ultimo caso apriremmo le porte non solo alla sperequazione ma anche a un grosso deficit dello Stato che rinuncerebbe a punire qualsiasi tipo di evasione.

Se si dovesse poi scegliere di considerare il debito complessivo, per cui ad essere “perdonati” saranno solo i contribuenti con pendenze non superiori a 100 mila euro, bisogna anche ricordare che per queste persone ci sono già numerose tutele. Per importi di questo tipo infatti non si può pignorare la casa (il pignoramento scatta solo dopo 120 mila euro) e per il 90% degli italiani lo stipendio – che non supera 2.500 euro – può essere “trattenuto” fino a massimo un decimo.

Pace fiscaleC’è poi un altro punto di opportunità che probabilmente Salvini non ha considerato: come influiranno le sue dichiarazioni nei confronti di chi sta pagando le rate della rottamazione?

Di sicuro, di fronte all’alternativa di vedersi cancellare tutto il debito e non solo gli interessi, in molti preferiranno abbandonare tutto e attendere le successive mosse del Governo.

 

Ovviamente, anche in questo caso, a discapito dei conti pubblici. Conti che, certamente, dovranno trovare una copertura per far fronte alla riduzione delle entrate. E la copertura – sia che si tratti di tagli alla spesa, che dell’introduzione di una nuova imposta – la pagheranno sempre gli italiani, quelli ovviamente che alle tasse non sfuggono.