Si tratta di un esonero pari al 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali, tenendo conto del limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui per il biennio 2021-2022.

Chi può usufruire dell’agevolazione? A chi non spetta?

Possono accedere all’agevolazione tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori (compresi quelli del settore agricolo per le donne lavoratrici svantaggiate). Il bonus donne, quindi, non spetta indistintamente per tutte le assunzioni al femminile. Per accedervi, infatti, è necessario avere i requisiti specifici della lavoratrice assunta e anche la tipologia di contratto previsto.

Bonus donne 2021: i chiarimenti dell’Inps

Attraverso il messaggio 1421 dello scorso 6 aprile, l’Inps ha precisato alcuni nodi legati ai requisiti delle beneficiarie.

Chi può beneficiare del bonus donne 2021?

Le regole d’accesso all’esonero contributivo sono legate a tre aspetti:

  • tipologia di datori di lavoro che possono accedere al beneficio;
  • lavoratrici per le quali spetta l’incentivo;
  • rapporti di lavoro incentivati.

Assunzioni incentivabili

  • assunzioni a tempo determinato;
  • assunzioni a tempo indeterminato;
  • trasformazioni a tempo indeterminato di un precedente rapporto agevolato.

Il requisito di svantaggio della lavoratrice (stato di disoccupazione da oltre 12 mesi o rispetto, in combinato con ulteriori previsioni, del requisito di “priva di impiego”), da rispettare perché il datore di lavoro possa beneficiare del bonus donne, deve sussistere alla data dell’evento per il quale si intende richiedere il beneficio.

Durata del beneficio

  • 12 mesi, in caso di assunzione a tempo determinato o di proroga di rapporto a termine;
  • 18 mesi, in caso di assunzione a tempo indeterminato e di trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a termine già agevolato o non agevolato.

Quali datori di lavoro non possono accedere al bonus?

  • le Amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado, le Accademie e i Conservatori statali, nonché le istituzioni educative;
  • le Aziende ed Amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo;
  • le Regioni, le Province, i Comuni, le Città Metropolitane, gli  Enti di area vasta, le Unioni dei comuni, le Comunità montane, le Comunità isolane o di arcipelago e loro consorzi e associazioni;
  • le Università;
  • gli Istituti autonomi per case popolari e gli ATER comunque denominati che non siano qualificati dalla legge istitutiva quali enti pubblici non economici;
  • le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni;
  • gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali;
  • le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio Sanitario Nazionale;
  • l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche Amministrazioni (ARAN);
  • le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.

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