I prestiti rinegoziati vengono automaticamente classificati come crediti forborne per i quali si presume una situazione di difficoltà finanziaria del cliente.

Fino all’entrata in vigore delle nuove regole fissate dall’European Banking Authority (EBA) procedere alla rinegoziazione di prestiti poteva significare per molte imprese ricevere una boccata di ossigeno: infatti la revisione dei piani di rimborso, con abbassamento dell’importo delle rate originariamente previste e conseguente allungamento della durata del finanziamento, consentiva di migliorare gli equilibri finanziari e di risolvere tensioni nella situazione di liquidità. La rinegoziazione non aveva nessuna implicazione ai fini di un cambiamento nella classificazione dei prestiti e non comportava una loro inclusione in categorie considerate più rischiose.

Tutto è cambiato, invece, con l’applicazione delle nuove linee guida: attualmente i prestiti oggetto di modifiche delle clausole contrattuali originarie, quali l’abbassamento delle rate di ammortamento, vengono automaticamente inclusi in una particolare categoria, quella dei crediti forborne, ossia di crediti che presumono automaticamente una situazione di difficoltà finanziaria dell’impresa anche nell’ipotesi in cui non si sia verificata alcuna inadempienza o ritardo nell’effettuare i rimborsi pattuiti.

Che l’inclusione dei crediti nell’ambito dei forborne non derivi necessariamente da un inadempimento del cliente, lo testimonia anche il fatto che in tale categoria sono comprese 2 tipologie di crediti:

  • Forbone in bonis, o performing;
  • Forborne deteriorati, altrimenti detti non performing.

I forborne in bonis comprendono tutte quelle posizioni per le quali la banca non ha subito alcuna perdita o ritardo nei pagamenti, mentre nei forborne non performing sono inclusi tutti quei crediti per i quali si sono manifestate difficoltà ad adempiere da parte dei clienti.

Il passaggio dei crediti alla categoria dei forborne implica un monitoraggio dell’impresa da parte della banca per un periodo di almeno 24 mesi; inoltre, si verifica un peggioramento del giudizio sul merito di credito attribuito al cliente (rating), con conseguenti maggiori difficoltà o addirittura impossibilità nell’accedere a ulteriori finanziamenti.

L’inclusione di un credito nell’ambito dei forborne non rappresenta una condizione irreversibile: l’impresa può essere riabilitata qualora si comporti in modo virtuoso, ossia rispetti le nuove condizioni pattuite:

  • Per i forborne in bonis è richiesto un periodo di attenzione di 2 anni durante i quali i pagamenti avvengono regolarmente, in modo da fugare tutti i dubbi sulla solvibilità del debitore;
  • Per i forborne non performing è, invece, necessario un anno di prova per passare ai forborne in bonis e successivamente i soliti 2 anni per uscire definitivamente dal tunnel.

Il titolare di un prestito che, per esigenze di liquidità, si appresta a chiedere alla banca una riduzione della rata o un abbattimento del tasso o una sospensione di addebito per un tot periodo sono considerate concessioni e misure di tolleranza (forbearance) e deve essere consapevole delle ripercussioni negative che ne possono derivare. Per concessioni si intendono tutte quelle modifiche che possono essere apportate alle clausole originarie del contratto di finanziamento: possono consistere in un allungamento della durata del prestito, in un rifinanziamento (totale o parziale) o ancora in una riduzione del tasso di interesse.