In attesa della prossima riforma delle pensioni vediamo tutte le opzioni in vigore per andare in pensione anticipata nel 2021.

Facciamo presente che durante la lettura di questo articolo useremo spesso il termine di “finestre mobili” che sono il periodo di slittamento variabile che deve trascorrere tra il momento di maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi utili per il diritto alla pensione e la decorrenza effettiva del rateo previdenziale.

Pensione di vecchiaia

Prima di vedere tutte le possibili opzioni per andare in pensione anticipata nel 2021 (Pensione anticipata standard; Pensione anticipata contributiva; Quota 100; Opzione Donna; APe Sociale; Precoci; Usuranti e Gravosi; Isopensione; Scivolo nelle aziende con contratto di espansione), ricordiamo che oggi per accedere alla pensione di vecchiaia sono richiesti:

  • 67 anni di età;
  • almeno 20 anni di contributi.

Pensione anticipata standard

La pensione anticipata standard si raggiunge, a prescindere dall’età anagrafica, al raggiungimento dei seguenti requisiti:

  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

Attenzione: per i dipendenti, pubblici e privati, è necessaria la cessazione del rapporto con il datore di lavoro, vincolo non previsto per gli autonomi.

Con la pensione anticipata ci si può ritirare trascorsi 3 mesi di finestre mobili, durante i quali si può continuare a lavorare.

Pensione anticipata contributiva

La pensione anticipata contributiva si raggiunge al raggiungimento dei seguenti requisiti:

  • 64 anni di età;
  • 20 anni di contributi;
  • assegno maturato pari almeno a 2,8 volte l’assegno sociale.

Questa opzione è inoltre riservata ai lavoratori che rientrano nel sistema puramente contributivo:

  • nuovi assunti dal 1996, quindi privi di anzianità contributiva a tale data;
  • con anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31 dicembre 1995, purché abbiano anche 15 anni di contribuzione versata, di cui 5 successivi al 1995.

Non sono previste finestre mobili.

Quota 100

La Quota 100 è una delle soluzioni di flessibilità in uscita sperimentate negli ultimi anni o che ha raccolto più adesioni, consentendo di andare in pensione con:

  • 3 mesi per i dipendenti privati e autonomi;
  • 6 mesi per i dipendenti pubblici.

Opzione Donna

Essa è riservata alle lavoratrici dipendenti e autonome iscritte all’AGO, o ai Fondi ad essa sostitutivi o esclusivi (no Gestione Separata INPS), che hanno maturato i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2020:

  • 58 anni di età le dipendenti;
  • 59 anni di età le autonome;
  • 35 anni di contributi.

Bisogna inoltre accettare di andare in pensione con un assegno calcolato con il sistema di calcolo puramente contributivo.

Le finestre mobili sono di:

  • 12 mesi per le dipendenti;
  • 18 mesi per le autonome.

APe Sociale

Prorogata dalla Legge di Bilancio 2021, l’APe Sociale è stata pensata per accompagnare fino alla pensione di vecchiaia alcune specifiche categorie di lavoratori:

  • disoccupati;
  • invalidi almeno al 74%;
  • caregiver;
  • addetti alle mansioni gravose elencate nel Decreto 18 aprile 2018.

Gli altri requisiti da maturare entro il 31 dicembre 2021 per ottenere l’Ape Sociale sono:

  • 63 anni di età;
  • 30 anni di contributi.

Pensione anticipata precoci

Ai lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età, è riservata la possibilità di accedere alla cosiddetta Quota 41. Questo significa potersi ritirare con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, a patto però di rientrare non solo tra i lavoratori precoci ma anche nelle categorie aventi diritto all’APe Sociale.

Pensione anticipata Usuranti e Gravosi

Anche gli addetti alle mansioni usuranti gravose elencate nel Decreto 18 aprile 2018 possono ritirarsi con la Quota 41, ovvero con:

  • 41 anni di contributi;
  • indipendentemente dall’età anagrafica.

Isopensione

I dipendenti di imprese con almeno 15 dipendenti possono accedere all’Isopensione, ovvero possono accordarsi per ritirarsi in anticipo con una sorta di incentivo all’esodo: un’indennità pari alla pensione spettante, comprensiva di contributi.

Questo però solo a patto di raggiungere i requisiti minimi per l’accesso alla pensione nei 7 anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro.

Scivolo nelle aziende con contratto di espansione

Nelle aziende che ricorrono al contratto di espansione, i dipendenti possono ottenere un’indennità mensile, pari alla pensione spettante, da parte del datore fino al raggiungimento del diritto alla pensione.

L’idea che sta alla base di questa misura è di favorire i piani di riorganizzazione aziendale nonché il prepensionamento dei lavoratori dipendenti ai quali mancano al massimo 60 mesi, ovvero cinque anni, al raggiungimento della pensione di vecchiaia o anticipata.

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