Con la sentenza del 5 novembre 2021 n. 31904 la Cassazione si è pronunciata nuovamente in merito alla responsabilità dei soci di società di capitali dopo la cancellazione della società.

Per effetto dell’art. 2495 del codice civile, estinta la società, i soci rispondono in proprio se hanno riscosso somme da bilancio finale di liquidazione. Viene confermato un orientamento che sta prendendo, negli ultimi anni, sempre più piede.

Quindi, estinta la società, l’ente creditore (sia esso un’Agenzia fiscale, un Comune o un ente impositore di diversa natura) può automaticamente azionare la pretesa nei confronti del socio.

Viene ribadito che non è necessario notificare al socio l’avviso di accertamento, essendo sufficiente la notifica della cartella di pagamento.

L’iscrizione a ruolo può avvenire anche dopo la cancellazione della società, e può essere intestata all’ente ormai estinto oppure al socio, in quanto esso, a questi fini, è paragonato a un erede. Come accennato, il Fisco può azionare la pretesa in automatico nei confronti del socio in quanto sarà questi che, in giudizio o in fase amministrativa, dovrà dimostrare di non essere responsabile. Nella maggioranza dei casi, bisognerà dimostrare di non aver ricevuto nulla in sede di bilancio di liquidazione. Pertanto prima si ma durante no.

In termini operativi, se c’è un debito di 100, e, estinta la società, ci sono due soci che avevano ciascuno il 50% delle quote, il Fisco può chiedere 50 ad ogni socio, semplicemente richiamando l’art. 2495 c.c. Saranno poi i soci a dover dimostrare di non aver riscosso nulla da bilancio di liquidazione, o che hanno riscosso somme per un valore inferiore a 50 producendo la documentazione contabile del caso (bilancio, prospetti di riparto…). Ove l’atteggiamento dei funzionari sarà quello comunemente in essere presso gli uffici, spesso e volentieri il socio successore dovrà adire le vie giudiziali per far sentenziare la sua carenza di responsabilità.

La limitazione, o l’assenza di responsabilità va dunque fatta valere impugnando tempestivamente la cartella di pagamento, pena la cristallizzazione della pretesa. Irrilevante che il ruolo sia formato in capo alla società o al socio. Ove l’accertamento in capo alla società sia ormai definitivo (in quanto inoppugnato, o confermato da sentenza passata in giudicato) il socio non potrà, precisa la Cassazione, esimersi a non pagare.