È ormai sotto gli occhi di tutti che la crisi economica, nostra compagna di vita da anni, si sta allargando a macchia d’olio nei più svariati settori economici e sarà una naturale conseguenza il sorgere di controversie tra la società e l’amministratore (o gli amministratori), che sfoceranno magari in azioni sociali di responsabilità per mala gestio.

Quando l’organo amministrativo di una Srl è costituito dal solo amministratore unico, le dimissioni di quest’ultimo acquistano efficacia con l’accettazione dell’incarico da parte del nuovo amministratore nominato dall’assemblea, che lo stesso dimissionario è tenuto a convocare. Qualora il nuovo amministratore non accettasse la propria nomina, l’amministratore dimissionario non può richiedere la nomina di un amministratore giudiziario, né tantomeno, l’intervento dell’organo di controllo (qualora presente), ma deve convocare una nuova assemblea con un nuovo amministratore che in caso di assemblea deserta può dar luogo alla causa di scioglimento della società. A stabilire ciò è il Giudice del Registro presso il Tribunale di Milano, nel provvedimento 25.11.2020, solo recentemente pubblicato. L’efficacia delle dimissioni dell’amministratore unico deve ritenersi differita al momento dell’accettazione del nuovo amministratore.

Meno complicata è invece la casistica della società con organo amministrativo collegiale. Come è noto, l’art. 2385, c. 1, c.c. prevede l’obbligo per l’amministratore che rinuncia alla propria carica di darne comunicazione scritta al consiglio di amministrazione e al presidente del collegio sindacale (qualora presente) mentre, il comma 3 impone al collegio sindacale di iscrivere tale evento nel Registro delle Imprese, entro i 30 giorni successivi. La rinuncia in questione ha efficacia immediata qualora rimanga in carica la maggioranza del consiglio di amministrazione, oppure dal momento in cui tale maggioranza viene ricostituita per effetto dell’accettazione dei nuovi amministratori.

Con l’ordinanza 17.05.2021, n. 13221, la Prima Sezione della Cassazione Civile ha stabilito che, in caso di dimissioni dalla carica di amministratore, il dimissionario non può essere ritenuto responsabile di fatti o illeciti commessi in epoca successiva alle sue dimissioni, anche nel caso in cui la cessazione dalla carica di amministratore non sia stata iscritta nel Registro delle Imprese. Non è quindi configurabile nei confronti dell’amministratore dimissionario un’estensione di responsabilità per comportamenti compiuti da altri amministratori in epoca successiva alle dimissioni e nessuna rilevanza assume sul punto l’iscrizione nel Registro delle Imprese della cessazione della carica di amministratore.

Inoltre, la pubblicazione della cessazione dalla carica nel Registro delle Imprese è correlata a un adempimento che l’art. 2385, c. 3, c.c. pone a carico del collegio sindacale: adempimento che l’amministratore dimissionario non potrebbe compiere, perché ormai estraneo alla società. La Suprema Corte ha precisato che la mancata iscrizione della causa di cessazione è inopponibile alla società, ma non all’amministratore dimissionario. Tale circostanza determina che il dimissionario non debba rispondere di fatti o illeciti commessi in epoca successiva alle sue dimissioni, ancorché le stesse non risultino ancora iscritte nel Registro delle Imprese. Non può certamente essere estesa la responsabilità nei confronti del dimissionario per comportamenti compiuti da altri amministratori successivamente alle dimissioni, trattandosi di responsabilità per fatto proprio, anche se di natura omissiva. Una sentenza importante, da salvare sul desktop del pc per una pronta ed adeguata consulenza societaria, all’occorrenza.