Le imprese possono chiedere la cassa integrazione ordinaria nel caso in cui vengano disposte sospensioni, anche temporanee, dell’attività lavorativa a causa di temperature elevate (reali o percepite), che superino i 35 gradi.

Alcuni temporali, nei giorni scorsi, hanno interessato diverse zone del Paese, portando a ridimensionamenti, anche sensibili, delle temperature; tali cali termici, però, hanno avuto natura decisamente temporanea, visto che le temperature sono presto risalite ben sopra i 30 gradi.

Ed è proprio in considerazione di questa eccezionale ondata di calore e dell’incidenza che può determinare sulle attività lavorative che l’Inps è nuovamente intervenuta per chiarire le principali istruzioni operative per la corretta gestione delle richieste di cassa integrazione ordinaria con la causale “eventi meteo”; causale che è invocabile dal datore di lavoro anche in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa a causa di temperature (reali o percepite) superiori a 35 gradi centigradi (circolare n. 139/2016).

In proposito, è evidente che anche la tipologia di lavorazione in atto e le modalità con le quali la stessa viene svolta costituiscono un elemento di rilievo per valutare positivamente l’integrabilità della causale “evento meteo” per temperature elevate, anche quando le stesse siano inferiori a 35 gradi centigradi.

Dalla valutazione delle predette caratteristiche, infatti, può emergere la rilevanza della temperatura “percepita” rispetto a quella reale, in considerazione della particolare incidenza che il calore determina sul regolare svolgimento delle lavorazioni.

Ne sono esempio i lavori di stesura del manto stradale, i lavori di rifacimento di facciate e tetti di costruzioni, le lavorazioni all’aperto che richiedono indumenti di protezione e, in generale, tutte le fasi lavorative che avvengono in luoghi non proteggibili dal sole o che comportino l’utilizzo di materiali o macchinari particolarmente sensibili al forte calore. Inoltre, possono essere prese in considerazione anche le lavorazioni al chiuso allorché non possano beneficiare di sistemi di ventilazione o raffreddamento per circostanze imprevedibili e non imputabili al datore di lavoro.

Il datore di lavoro, nella domanda di cassa integrazione ordinaria e nella relazione tecnica, deve indicare le giornate di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa e specificare il tipo di lavorazione in atto nelle giornate medesime, nonché le cause, riconducibili all’eccessivo calore che hanno determinato detta sospensione/riduzione.

Nel caso in cui i predetti elementi non siano stati forniti, è necessario attivare il supplemento istruttorio di cui all’art. 11, c. 2 D.M. 15.04.2016, n. 95442, con le modalità previste dalla stessa normativa.

Si ricorda, inoltre, che la cassa integrazione ordinaria è riconoscibile in tutti i casi in cui il datore di lavoro, su indicazione del responsabile della sicurezza dell’azienda, dispone la sospensione/riduzione delle lavorazioni in quanto sussistono rischi o pericoli per la sicurezza e la salute dei lavoratori, purché le cause che hanno determinato detta sospensione/riduzione non siano imputabili al datore di lavoro stesso o ai lavoratori.

Se il datore di lavoro non ha allegato alla domanda l’attestazione del responsabile della sicurezza dell’azienda, la stessa potrà essere richiesta attivando, anche in questo caso, il supplemento di istruttoria di cui al citato art. 11, c. 2 D.M. n. 95442/2016. Non sarà, invece, necessaria alcuna acquisizione se il datore di lavoro autocertifica il possesso dell’attestazione nella relazione tecnica allegata alla domanda.